conati

Non posso evitare di sentire un’ondata di schifo quando vedo gli allegri compagni del PD intonare “Bella Ciao” in piazza a Montecitorio… ma dov’era l’afflato e l’orgoglio di sinistra quando stavate al potere?! Mo’ vomito…

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“Me ne frego!”

Si dice che una volta, durante la prima guerra mondiale, D’Annunzio fosse andato presso un reparto di abruzzesi suoi conterranei, ridotti dalla guerra di trincea piuttosto male, a fare un discorso di motivazione sui *”destini della stirpe”*. Al termine della magnifica concione un povero fante male in arnese gli si avvicina e gli fa: **“Beat’ atté, Signò, tu te ne frichi! ”**

Fulminante!

Secondo me la dice lunga non solo su D’Annunzio, ma anche su un certo modo di essere della classe dirigente italiana in genere, ossia su persone che nella media mentre rendono un servizio pubblico per lo più cercano una sistemazione ed una prebenda ed alla fine, di come vanno le cose per il popolo, se ne fregano abbastanza. Ecco la sostanza di una malattia sociale e morale che è ancora endemica nello stivale ed infuria a tutta forza a tutt’oggi. Non pensiate che simili cancri regrediscano in qualche anno.

e di panze e di cinte

La realtà straborda, è come una panza che non entra in un pantalone di 3 taglie più piccolo, per quanto ti sforzi di rimpinzare i rotoli e le trippe sovrabbondanti, non entra, straborda.

Fuor di metafora: ovviamente i pantaloni sono le nostre povere categorie di pensiero, i nostri miseri schemi ordinatori; la panza, ça va sans dire, è la realtà, la vita, il mare in cui siamo immersi; noi, in ultimo, recitiamo la parte di noi stessi, presuntuosi omarini che ardiscono dare un senso all’informe caos esistenziale.

**Mise en scène**
*Personaggi:* un par di ragazzotti militanti del Movimento 5 Stelle, alti papaveri di detto movimento; il narratore onnisciente che onnisciente non è per niente.
*Sfondo:* il nostro paese oggi.

*Azione:* tu prendi ‘sto par di ragazzotti e te li guardi, ben bene, con calma… sono giovani, politicamente vergini, o quasi, volenterosi, veramente potrebbero incarnare il nuovo che avanza, l’avanguardia di un’Italia migliore, progressiva, finalmente diversa e subito un rotolone di trippa scavalca la cinta e si espande a valanga giù per la vita. Non va, non rientra nello schema, ci sono delle piccole incongruenze, uno sbrilluccichio dove avrebbe da esserci una tonalità scura uniforme, un’ombra dove la luce dovrebbe essere piena, una dichiarazione fuori posto dove dovrebbe esserci un puro discorso razionale, un ammiccamento che non ha diritto d’uscita, una bordata sovranista dove invece ci andrebbe un’attenta cautela, un tic nervoso ed una reazione arrabbiata, uno sproloquio ed una serie di gaff… non quadra, non va, la cintura non si chiude…

*Pausa:* ed allora vorresti magari considerarli e sussumerli a nemici, così la finiamo, sono un danno un pericolo una trappola una via senz’uscita ed il rotolino rotola giù, non cape, fuoriesce. Ma non sono il demonio! Sant’iddio! C’è di meglio all’intorno? No! Cioè sì! Cioè forse, non lo so, io non sono migliore di loro, se non altro per la mia pachidermica indolenza, o forse invece sì! Perché ho ancora uno sguardo lucido ed allo specchio le vedo le trippe che sopravanzano, non ci metto sopra il paltò e chi si è visto si è visto… ma chi sono io per giudicare?! Chi siete voi per rifiutare il giudizio?!

*Azione, ma quietamente:* rialzi lo sguardo e finalmente vedi dell’altro, vedi di più, vedi al di là, un tantino almeno, con sguardo più calmo, forse più distaccato, li vedi i ragazzotti insieme allo sfondo, li intravedi così perché così devono essere data la trama e l’ambientazione, un rotolino accetta la sottomissione alla fibbia, uno solo, li vedi che sono ragazzi italiani, hanno questa mentalità, sono figli di queste famiglie italiane ed alla fine quando agiscono sono se stessi, cercano l’affermazione sociale in politica, cercano la sistemazione, sono pieni di rancore per essere stati lasciati al margine, sono pieni di spirito di rivalsa ed occupano gli scranni del potere con la stessa furia con cui lo facevano i loro antenati guelfi o ghibellini, sono pienamente italiani e continuano così lo spettacolo che questo baraccone porta avanti da secoli, il canovaccio sempre lo stesso, le parti fisse, con un po’ di improvvisazione e qualche novità, tanto per rifarsi il trucco…

*A sipario chiuso:* la gente se ne va, lo spettacolo è finito, domani ce ne sarà un altro ed io sto ancora qui a combattere con la panza, i pantaloni e la cinta…

io e sempre io…

Esprimo qui tutta la mia perplessità quando entro in contatto con i concetti base delle tecniche di auto-aiuto, ossia quelle americanate che sproloquiano a proposito dell’auto-miglioramento e dell’affermazione di sé, del successo in ultima istanza. **Io qua, io là, io sopra e io sotto**, come se questo benedetto io non ne avesse fatti abbastanza di guai ed ancora non ne vada facendo a bizzeffe per ogni dove.

Prendiamo come argomento proprio l’auto-affermazione ed assoggettiamola ad una *transpositio ad universalem*, ossia banalissimamente proiettiamo la tecnica medesima verso un’ipotetica assunzione universale: cosa succederebbe se tutti studiatamente e con la massima serietà si auto-affermassero?! Più o meno il caos totale, e senz’altro qualcosa di molto somigliante alle moderne società consumistiche portate all’estremo, un casino della madonna insomma! Da cui in effetti non siamo poi molto lontani, mi pare…