l’uomo dal multiforme ingegno…

Siamo entrati nell’epoca piena e matura della cultura pop, ubiqua, dominante, dispiegata. Lo vedo da tante cose, ultima delle quali è il fenomeno cinematografico de “l’Odissea” o meglio “the Odissey” come pure si sente dire in giro. L’uscita di codesto film ha avuto il potere di far riscoprire al mondo l’esistenza del poema omerico che prima del film era solo un vago fantasma di epoche remote. Eppure quando son cresciuto io, un grosso fascio di anni fa d’accordo, ma non così tanti da giustificare l’oblio, l’Odissea era viva e presente nella cultura collettiva, impossibile da ignorare.
Rimango convinto che leggere ad alta voce la versione di Pindemonte sia di gran lunga una migliore esperienze di qualsiasi film prodotto dall’industria cinematografica contemporanea. Mi raccomando però: non leggete le versioni italiane più o meno contemporanee del poema! Fanno andare di corpo e vi rovinerebbero inesorabilmente la lettura. A quel punto andate al cinema piuttosto…

discorsi…

Ecco un’affermazione del Segretario di Stato statunitense Marco Rubio: «Avete paesi come la Spagna che ci negano l’uso delle basi, beh, allora perché siete nella Nato?»
Io non penso che il tizio sia tanto ingenuo da non sapere che la Nato è un’alleanza puramente difensiva, cosa che l’assalto all’Iran non è nella maniera più assoluta. Non lo faccio tanto ingenuo, no, piuttosto penso che certe affermazioni facciano parte di uno stile politico ben preciso, contemporaneo, rampante, uno stile che della coerenza, congruenza, precisione fa strame in nome di un’espressività buzzurra e adiplomatica, spiccia e sgarbata, ma soprattutto semplificatoria e minacciosa, come quella del famoso discorso dell’aula triste e grigia, proprio come i nostri tempi…

## piuttosto mi intosto!

Prendo in mano l’espressione “piuttosto che” e me la rigiro un pochino, tanto per osservarla sotto diverse angolazioni: serve forse che rammenti come spesso viene usata a sproposito? Nel senso di o/oppure disgiuntivo piuttosto che in quello di mera locuzione congiuntiva, che in soldoni è come dire che non può prendere il posto di o/oppure in quanto piuttosto significa anziché, ribadisco: anziché! Non oppure! Non introduce una scelta possibile, ma una negazione! NEGAZIONE!

Precisato il punto andiamo a ciò che ne consegue di particolarmente importante secondo me, soprattutto in relazione alla forte carica aggressiva che mi scuote e motiva in questo come in altri casi consimili.

Non abbiamo tutto il tempo del mondo per frenare la frana poiché l’uso è come una marea che, dagli oggi dagli domani, prima o poi corrode la costa… per allora i giochi saranno fatti, ahimè! Se continuiamo così l’uso, come sempre, si imporrà ed a qual punto il “piuttosto che” disgiuntivo sarà un fatto acquisito e buonanotte ai suonatori!

Questa consapevolezza mi dà quel tanto di urgenza che sovente tiro fuori discutendo di simili derive linguistiche, non è certo una vocazione “gramma-nazista”, tanto per omaggiare un termine neo-internettiano, ossia non è mero gusto fustigatorio, che anzi alla fine me ne fotte poco e tanto presto mi smonto quanto subito mi inalbero… volete crogiolarvi nella sciatteria linguistica? Volete sfoggiare una brutta loquela? Cavoli vostri alla fine, ma almeno lasciatemi il lusso di spiegarvelo…

tirando le somme

Si fanno progetti grandi ed articolati e poi, se va bene, ne esce qualcosa di miseretto e meschinello. Manco a dirlo ero partito, nel programmare questa serie di interventi sul referendum prossimo, con grandi propositi illustrativi ed argomentativi e mi son ridotto con le solite quattro cosucce in croce. Amen.

Quindi arrivo fin qui a tirar somme che non ho manco enunciato né calcolato per bene, soprattutto quelle che fanno capo al sì, ma lo dico e me ne frego perché comunque gli argomenti dell’assenso mi paiono tutti viziati dalla posizione ferigna e volpina della maggioranza che ha prodotto la riforma: in una parola gli argomenti pro mi paiono fortissimamente viziati dall’intento politico soggiacente. Può avere effetti positivi codesta riforma? Forse sì, probabilmente sì, ma me ne frego, giudicandoli troppo poca cosa rispetto all’inevitabile conseguenza eversiva dell’assetto costituzionale. Amen.

Penso anche: ma sarà poi così male avere i due rami della magistratura separati? Non ci sarà qualche vantaggio dopotutto? Forse sì, forse… ma incalza la voce del NO: se i padri costituenti hanno voluto la magistratura una ci sarà un valido motivo, no?! Magari perché così hanno posto la funzione inquirente sotto un medesimo mantello insieme alla giudicante perché entrambe siano più forti e giuste, più intrise dalla missione veramente sacra di perseguire la giustizia?. E chi siamo noi per stravolgere questa intenzione?! Amen.

Ho sinceramente provato a fare una disamina degli argomenti esaustiva e larga nel mio foro interiore, ma sono giunto alla conclusione che è sostanzialmente inutile per via della natura stessa della riforma: non c’è niente da dibattere se le basi son così marce e supponenti; non c’è nessun costrutto a prendere sul serio una proposta così evidentemente maliziosa e perciò io mi fermo qui, ossia ai due grossi argomenti che mi bastano e mi avanzano per orientare la scelta. Amen.

Primo: irrazionale ma fenomenale; non mi fido, non mi fido per niente di questa gentaglia che ha pensato, formulato ed approvato la riforma; costoro proprio non sono in grado di portare avanti un discorso razionale, figuriamoci poi modificare la Costituzione per il bene; vale per loro il discorso che valse per l’impiastro di Rignano una decina d’anni fa: non puoi lasciare che codesta sottospecie di politici giochi con i gioielli di famiglia! Amen.

Secondo: sciagurato mi pare rompere il delicato equilibrio voluto dai padri costituenti fra i poteri dello stato, vieppiù in questo attuale periodo storico in cui vediamo come tendenza generale l’esecutivo elevarsi sugli altri e minimizzarli a pro di una gestione più diretta e insorvegliata del potere; cos’altro è la divisione delle carriere se non il primo passo di quell’autentico eterno mantra del potere che è DIVIDE ET IMPERA?! Di cos’altro avete bisogno per decidere? Amen.

Voterò NO, convintamente NO. Amen.

taca banda!

Non vadi la Venezi a Venezia o altrimenti si squaglia la folla… e gli orchestrali? Stracchi stronfiano sui loro trist’istrumenti e si incazzano.

La sintesi è fatta. Non basta, è ovvio. Ci vogliono alcune considerazioni, poche poche… suvvia!

Fatto salvo il diritto sacrosanto a non farsi andare bene qualcosa se ciò comporta malessere; fatto salvo pure il diritto di scioperare da parte di onesti lavoratori, sia pure considerato che il movente dello sciopero sia una forte, fortissima antipatia per il nuovo capo; fatto salvo, anzi ammessa e concessa pure la personale antipatia mia per i figuri di vertice coinvolti nella sceneggiata… salvognuno insomma si proceda nella disamina!

Partiamo da lontano, ma con la promessa di tornare, gli sproni battuti a caval d’un fulmine.

La nostra Repubblica è nata dal compromesso fra le forze facenti capo alla sinistra marxista, quelle di confessione cattolica ed uno sparutello gruppetto d’ispirazione liberale, esclusi ed emarginati i simpatizzanti del fascismo, con qualche ragione peraltro. Terminata la sfinente tregenda del secondo conflitto mondiale le forze summenzionate si misero d’accordo per redistribuire tra loro i poteri ed in codesta distribuzione ai social-communisti si largheggiò nel concedere e costoro largheggiarono nel prendersi una forte ipoteca sulla cultura, su una bella fetta di cultura. Questo vizio di nascita manifesta le sue conseguenze fino alla Venezi alle porte di Venezia. Sto generalizzando ovviamente, ma con qualche pretesa di coerente serietà.

Senza questa considerazione come potreste capire a fondo ciò che sta succedendo sulla laguna? Come potreste capire l’animus delle maestranze che sentono feriti i loro diritti abitudinari riguardo il pastore e i cani? Parimenti come potreste capire l’animus di questi autentici parvenu politici che dirigono la baracca nazionale nel frangente storico e memori delle percepite discriminazioni dei decenni passati urlano a squarciagola: “adesso è il nostro turno e facciamo quello che ci pare, nominiamo quelli che ci paiono, dove ci pare, quando ci pare! E basta!!”

Come al solito in una commedia nessuno ha ragione, tutti hanno torto, e le risate scrosciano sulle spalle degli sciocchi. Io me la rido forte di sicuro, ma con lacrime di dolore sul ciglio degli occhi, pronte a scendere disperate.

Che commedia banale, dozzinale, parlamentare, ministeriale, teatrale, orchestrale, magistrale e direttoriale! Che schifo! Come male, malissimo, pessimo, pessimissimo vien gestita questa stanca benedetta cultura! Povera vecchina, così bisognosa di cure ed attenzioni. Meschina lei! Abbandonata ad arcigni parenti che non amandola, non comprendendola, la sbattono or qua ora là, senza rispetto.

D’altronde a cosa serve tenere in piedi le cosiddette istituzioni di alta cultura? Ad accontentare un piccolo scelto pubblico di vecchi boriosi e rincoglioniti e a manovrare fondi, possibilità e consenso, potere spicciolo in una parola. Alla faccia della Cultura!!!

Un mondo nuovo di zecca…

Una delle ricadute notabili e più di momento del privilegio di invecchiare è lo sguardo stralunato sul mondo che la vince, quasi occhiale che ci corregga una vista altrimenti sfocata.

Indossiamoli questi occhiali: uomini strampalati che curano ossessivamente il proprio corpo in un rito di senso che sa più di religione che qualsiasi sfumatura di cristianesimo attingibile alla contemporaneità; donne bislacche che han fatto del proprio corpo un tempio della chirurgia plastica in ossequio ad uno sprazzo tardivo di gioventù che sa di immortalità più di qualsiasi promessa biblica; un mare di narcisismo esondante per ogni dove in cui miliardi di esseri umani nuotano ferocemente in cerca di aria e visibilità; un individualismo forsennato in cui l’ultima traccia di socievolezza è la necessità del consenso minimo degli altri alla propria grandiosità… e potrei continuare a lungo.

Mi tolgo gli occhiali e mi massaggio le pupille sotto le palpebre: sono stanche e snervate, sfinite da ciò che vedono ed io, vecchio, scuoto amaramente la testa e mi struggo nell’odio del presente e mi sfibro nell’incomprensione e mi sperdo nello smarrimento e mi spavento nella consapevolezza che non c’è via di scampo a questo incubo assurdo. Meglio sprecare queste poche energie a giocare con il gattino, molto meglio…

confessioni

Nella mia idea sarei dovuto arrivare alla dichiarazione di voto alla fine di un percorso argomentativo, di una parabola di pro e contro; ed invece no, devo dirlo, non ce la faccio a tenerlo, anzi! Non debbo tenerlo perché sarebbe ingiusto…

Naturalmente sto parlando del voto al referendum di primavera, quello sulla separazione delle carriere, se non si fosse capito.

Io voterò NO e lo farò soltanto perché in un referendum confermativo non c’è quorum e quel che esce esce. Se ci fosse stato il quorum avrei predicato e praticato l’astensione, ossia non ci sarei andato proprio a votare e questo perché non credo minimamente nella bontà della riforma costituzionale oggetto del referendum stesso, anzi la spregio francamente. Ecco il nocciolo della questione ed ecco perché la dichiarazione giunge in anticipo.

In generale non amo le riforme costituzionali, credo anzi che il meccanismo previsto dal nostro testo costituzionale sia bleso, oscuro e fonte di problemi grossi (vedasi referendum prossimo venturo). Avrei preferito che i padri avessero previsto un meccanismo di riforma più serio e sensato ed avessero nel contempo posto meno cieca fiducia nella affidabilità del parlamento… ahi loro! A vedere gli ectoplasmi osceni che popolano adesso gli scranni di Montecitorio e Palazzo Madama gli sarebbe venuto un coccolone! Un benefico coccolone aggiungo, tanto forte da…

Questa di riforma la odio anche di più, d’uno scatto ulteriore e feroce, rabbioso…

La Costituente aveva previsto un ben preciso rapporto fra i poteri, un equilibrio netto e distinto. Per questo ha fatto del potere giudiziario un bastione, un’isola autonoma chiamata a giudicare la vita turbolenta del continente in piena e completa indipendenza. Giudici e Pubblici Ministeri sono più forti uniti, più autonomi e indipendenti appunto. Divisi sono più deboli ed è esattamente questo che gli improvvidi “riformatori” ricercano con la loro porcheria costituzionale, tutto il resto è sfondo, per quanto importante possa essere.

La riforma va fermata perché la separazione dei poteri è il primo fondamento della democrazia ed il loro equilibrio reciproco il primo corollario. Non permettiamo a quattro cialtroni, seduti a destra o a sinistra che siano, di insudiciare una volta di più la Costituzione.

vox populi

Prendiamo il caso della scarcerazione su cauzione dei Moretti, ossia della coppia proprietaria del funesto locale incendiato a Crans Montana, evento terribile che ha scosso violentemente le opinioni pubbliche in questo nostro lembo d’Europa.

Prendiamo la reazione del governo italiano al fatto: pomposa, trucida, indignata e populista, molto molto populista. Hanno scomodato e ritirato persino l’ambasciatore presso la repubblica elvetica. Che furiosa indignazione!

Ridicola a dir poco. Ma si può reagire così ad un fatto propriamente e solo giuridico?! Ma che ne sapete delle leggi vigenti in Svizzera?! Che ne sapete di cosa è giusto o sbagliato liggiù?! Boh!

Primo livello interpretativo: populismo evidente, la rabbia, il dolore e l’indignazione di padri e madri, dell’opinione pubblica in una parola può e deve plasmare gli eventi giuridici! Non c’è verso che non sia nel giusto la ”vox populi” e il governo di tutti ha il sacrosanto dovere di esprimere il sentire profondo della gente a voce alta e forte. Peccato solo che dei governanti dovrebbero avere un senso tantino più formale di questi fatti in una democrazia, a differenza della gente comune…

Secondo livello interpretativo: populismo evidente, si cavalca la tigre della rabbia popolare per avere un ritorno di immagine e consenso. Losca luridità truculenta, altrimenti detta paraculaggine.

E il vomito sale su per l’esofago…

a sinistra del referendum

Torniamo al nostro benamato referendum, stavolta spostando la visuale a sinistra, almeno un po’…

Quando si parla della magistratura in Italia c’è un enorme spartiacque cui non si può non fare riferimento, soprattutto in questo mio piccolo caso. Parliamo di ”Mani pulite” ovviamente, parliamo di quella stagione così importante della nostra vita nazionale.

Non intendo rievocarla qui, nessuna intenzione, semplicemente mi limiterò ad un riferimento strumentale: la posizione della sinistra politica di allora, posizione di appoggio entusiastico, quasi sfociante in un’attesa millenaristica di redenzione e rinnovamento della vita nazionale; posizione tra l’altro ampiamente condivisa all’epoca da larghissimi strati di popolazione, almeno nei primi tempi.

Questo appoggio incondizionato ha creato un enorme precedente ed impostato uno stile preciso e duraturo nel rapporto fra la sinistra e la Magistratura, consistente in un fiancheggiamento costante e a volte acritico, spesso articolato nella difesa intensa delle prerogative costituzionali del potere giudiziario. Giusto o sbagliato poco cale al fine della disamina.

In soldoni: anche la sinistra ha le proprie tendenze storiche e culturali quando si tratta del potere giudiziario e codeste tendenze sono esattamente politiche, come prevedibile. Lo dico perché il merito del Referendum sta un po’ spostato rispetto alle capacità ed alle idee della politica odierna, se vogliamo fuori dalla sua portata ed è singolare nella mia ottica come invece se ne faccia questione squisitamente politica. Ma proprio sui partiti d’oggi deve cadere la responsabilità storica di cambiare gli assetti della Magistratura?!

Non mi prendete per un ingenuo: so benissimo che nessun altro può e deve occuparsi della cosa ed è proprio per questo che atterrisco e mi spauro, in piena consapevolezza.

P.S.

In realtà ci sarebbe un unico vero adatto luogo deputabile alle riforme costituzionali: un’**assemblea costituente!** Vaglielo a spiegare…

referendum di primavera

Dopotutto ci siamo quasi e quindi mi par giusto cominciare a parlarne del referendum di primavera, anzi, forse è tardi…

Nessuna velleità esaustiva, nessuna pretesa di superiore conoscenza, nessuna inclinazione non dichiarata, ma solo qualche cursoria nota che dia conto del mio punto di vista e di come si vada formando.

La Meloni non è una scema e questa faccenda la sta gestendo da consumata stratega, non come quel borioso toscano che si bruciò troppo confidando nel suo carisma e poco imbrigliando la sua sbruffona supponenza. Innanzitutto la Meloni non ha personalizzato la faccenda, intuendola troppo incandescente e radioattiva; l’ha invece lasciata crescere da sé, salire con discrezione alla ribalta e sbocciare senza chiasso, sicché alla fine sembra quasi che sia calata come lo Spirito Santo dall’alto dei cieli e che non ci sia nessuno in particolare che l’abbia voluta veramente: di già un mezzo miracolo perché in conclusione si parlerà di più del merito dei quesiti e meno di politica e politici.

Io però voglio parlarne e dirlo apertamente che in realtà l’hanno voluta loro, i destri, e fortemente voluta.

La “zampata” alla magistratura l’avevan promessa da tempo: ce l’avevano stampata a grossi caratteri nel curriculum ideale della loro iniziativa di governo, fa parte della loro storia, li caratterizza, gli avvelena il sangue da decenni; uno dei loro padri, il cavaliere brianzolo, non faceva passar giorno senza inveire contro la magistratura in una maniera o nell’altra, ma mai aveva nulla fatto di concreto e sensibile alla fine della fiera, in linea d’altronde col suo stile pragmatico e rispettoso comunque degli assetti esistenti, purché gli si lasciasse un comodo parcheggio…

Insomma non mi par di dire scempiaggini se sottolineo come gliela avessero promessa alla magistratura da tempo. Non ci credo che di colpo siano diventati garantisti e puri. Non lo sono e la legge l’hanno fatta con evidente e schietto “fumus persecutionis”.

Mi pare giusto sottolinearlo da subito ed in principio, prima di tutto il resto a venire.

questioni di stile

La percezione della realtà contemporanea incorpora spesso in sé larghe quantità di emozioni, emulsionate alle ansie ed alle paure che ci portiamo dietro chissà da dove. Così è per me nei confronti della politica estera dell’amministrazione Trump: le sue scelte mi appaiono di primo acchito sconvolgenti e terribili, degne antesignane dell’apocalisse a venire, ma poi…

… poi mi soffermo un poco a riflettere e considero che ingerenze pesanti nella vita politica di stati terzi ci sono da sempre, senz’altro da quando io ho memoria. Evidenti son sempre state le “spinte” a regimi compiacenti, gli appoggi, gli aiuti, gli ostacoli, le sanzioni, i vari *regimi dei colonnelli* spuntati e coltivati qua e là, le accudite rivoluzioni arancioni, primavere fiorite ecc. ecc. un vastissimo infinito campionario di nefandezze, soprusi e conculcamenti. Non ci è mancato nulla, ma proprio nulla.

Dunque niente di nuovo sotto il sole? A ben pensarci qualcosa pure c’è di relativamente nuovo, o meglio forse di inedito a questi livelli: credo di ravvisarlo nello stile con cui le ingerenze nei fatti altrui si manifestano, uno stile ora più crudo e meno educato, che è anche quanto dire meno ipocrita che nel passato, in cui si ammantavano interessi pragmatici e _”terra terra”_ in una spessa carta da regali fatta di riferimenti ad alti ideali e a presunte buone intenzioni. La nuova veste non è più bella o più brutta di quella cui eravamo abituati, è diversa e per questo sconcertante.

Ciò che invece permane identico è la bruta volontà con cui certi interessi si impongono. Dovremmo tenere fermo lo sguardo su di loro e non perderci in vane lamentale su come il mondo sia più brutto e volgare di prima: fa schifo, esattamente come prima, ma conuno stile differente.

perplessità

Una cosa che mi lascia francamente sconcertato è l’atteggiamento dei commentatori professionali riguardo le gesta dei potenti d’oggi. Dico sconcertato, ma dovrei piuttosto scovare parole e perifrasi per metterci dentro al mio stato d’animo disgusto, nausea, schifo, fastidio, insofferenza, tristezza ed una rabbia immensa per come questa cosa sia così inguaribilmente grottesca e poco seria.

Ma si può parlare per esempio di Maduro, della sua detenzione e del suo giudizio processuale imminente e trattare la cosa come fosse una cronaca tribunalizia qualunque?! Che so?! Tipo vicino che picchia a sangue il proprio dirimpettaio perché faceva troppo rumore?! Si può con un minimo bagaglio di dignità prendere sul serio la messa in scena?! Si può sottacere l’ovvio in maniera così palese?! Si può offendere così semplicemente l’intelligenza degli ascoltatori!?! Evidentemente sì ed è esattamente questo che dà il senso dei brutti tempi che stiamo vivendo.

Far finta di prendere sul serio la messinscena giudiziaria quando di giudiziario, ossia conforme al diritto, in essa non c’è più niente se non la volontà del potere di mettere comunque in scena il rito nella più aperta e flagrante indifferenza per quel minimo di serietà…

Siete solo fantocci che scimmiottano il giornalismo senza più dignità e rispetto di sé. Mi fate vomitare.

Brutti segni

Che le nostre democrazie occidentali stiano “scricchiolando” da un po’ mi pare cosa acquisita da un pezzo, chiara e sperimentabile oltreché pacifica, ahimè. Si vuole procedere ad un esperimento verificatore? Un piccolo, vile esperimento per cui bastano un paio di riferimenti storico-attualistici? Si prosegua.

L’essenza dell’esperimento sta tutta nel constatare l’irrigidimento delle nostre democrazie per come si manifesta attraverso le scelte di coloro che rivestono cariche di governo, ad ogni livello. In cosa consiste codesto irrigidimento dunque? Si prosegua.

Penso in particolare a due casi, due situazioni. La prima, più vicina, si incarna nella reazione delle istituzioni ad ogni espressione “qualificata” e di certo momento, vale a dire non da bar, che comporti posizioni più sfumate sulla guerra in Ucraina, più comprensive anche del punto di vista del “nemico” russo. Strana, strana e surreale questa pretesa di uniformità e conformismo relativa a questa guerra non-guerra; e non è che sottovaluti certe esigenze, vista la sostanziale adesione di parte, certe aspettative ci possono anche stare… ciò che mi stupisce è la scelta dei mezzi con cui “promuoverle” nello spazio pubblico, ossia un sostanziale irrigidimento formale ed un ricorso diretto e sbrigativo al principio di autorità: “sta cosa non s’ha da fare!”, punto e basta. No, non è così che dovrebbe andare in una democrazia matura… suvvia! Cercate di convincermi piuttosto! Non obbligatemi! Sennò sì che mi rode…

La seconda attinge ai ricordi dei tempi del Covid e la espongo in una paio di frasi: irrigidimento ed obbligo formale da parte di istituzioni che dovrebbero essere democratiche, senza discussione e tolleranza, anzi il contrario! Cattive ed aspre coi non allineati, demonizzati e mazziati…

Se non è irrigidimento questo non so cosa lo sia. Ed è un brutto segno, ahimè! Brutto brutto…

Palestina, piccola messa a punto.

Ricorre sempre nei discorsi pro Palestina il riferimento ai diritti del Popolo palestinese sanciti e puntellati dal diritto internazionale e da svariate delibere dell’Onu. Diritto internazionale? Dove sta di casa, di grazia?! Io ho sempre faticato a scorgere questa chimera internazionale in azione, piuttosto ho visto discorsi piegati e distorti in base alle potenze interessate, ho visto impotenza soprattutto, alla faccia del diritto! E quand’anche qualche diritto pareva farsi luce era sempre per una congiunzione astrale favorevole, per un allineamento fortuito e singolare. Oggi sotto questo rispetto siamo messi anche peggio che nel passato: congiunzioni e allineamenti si son fatti vieppiù timidi e sporadici nel clima contemporaneo cafone, distratto e assoggettato alla mera potenza degli interessi forti. Ripeto: dove sta in atto questo diritto internazionale?! Sulla carta e lì serve a poco.

Non vorrei essere frainteso riguardo il valore dei diritti dello sventurato popolo palestinese: fosse per me li farei valere in toto e pure di più. Il punto è che quello che penso io vale poco a livello pratico e così pure è per le opinioni di chiunque. Sventuratamente il livello che conta in ultima istanza è quello fattuale e lì siamo messi male.

A scanso di nuovi fraintendimenti aggiungo che non sono così implicato con il fattuale da aver perso consapevolezza che il cambiamento avviene quasi sempre prima nelle idee rispetto ai fatti, che generalmente seguono per quel che possono. Conosco l’importanza dell’investimento razionale ed emotivo nelle idee e di conseguenza non disconosco l’importanza dell’insistenza sui diritti dei Palestinesi, soprattutto quando questi ultimi vengono in bellezza tanto calpestati. Ciò che mi preme è fare chiarezza rispetto a questi temi.

Ho in mente in particolare l’ingenuità di tanti pro Palestina rispetto queste problematiche, la loro astrattezza intransigente ed indignata, la sincera arrabbiatura di fronte a questi torti enormi e protratti, ai protagonisti, politici callosi o timidi conformisti che siano; lo capisco, lo condivido in gran parte, ma nello stesso tempo mi viene da soffermarmi e riflettere…

Diritti a livello internazionale? Esistono nella misura in cui le istituzioni, la cultura, la mentalità li sostengono, si squagliano come neve al sole nel momento in cui perdono codesto sostegno, traballano e crollano perché non c’è legge o sistema legale di gestione della forza che li reggano in piedi, che è come dire che son carta pesta di fronte agli scossoni che i potenti di turno s’ingegnano a dargli… Questa è la realtà e da essa non possiamo prescindere.

Non possiamo prescindere dalla consapevolezza che gli Stati nascono ancora oggi dalla violenza e su essa si basano per reggersi in piedi. Cosa vogliamo opporre ad Israele? Qualche risoluzione dell’Onu e i diritti astratti e pur conculcati di un intero popolo? Queste cose tangono nella misura in cui i ricettori delle “raccomandazioni” le riconoscono come valide ed importanti, cadono nel vuoto altrimenti.

Da tutto ciò non discende che ci si debba rassegnare ed accettare lo stato delle cose, al contrario! Ci deve essere di stimolo, di pungolo a fare quanto possiamo, ma in consapevolezza piena e matura, senza impennate idealiste e presunzioni di parte e senza la supponenza di chi, una volta ancora, pensa di avere la verità esclusivamente dalla sua parte.

e sì che traligna…

e sì che traligna…

La sinistra istituzionale ed in generale le forze progressiste della società civile hanno tralignato nel corso degli anni: questo è il mio assunto.

Hanno tralignato in molteplici modi, direi quasi che non abbiano fatto altro di rilevante in questi ultimi decenni, ma io voglio comunque soffermarmi soltanto su di un elemento, vorrei evidenziare solo questo: hanno abbandonato sui bordi della strada il cuore della sinistra sociale, ossia la difesa delle classi deboli.

Niente più di sostanziale al riguardo hanno coltivato, niente più, relegando consapevolmente ai margini la sostanza della tradizione e degli insegnamenti e correndo ad abbracciare le pratiche e le idee che loro definiscono moderate e che nella sostanza non sono che distillato neoliberista della più bell’acqua. Ecco cos’è stata la sinistra istituzionale nei paesi occidentali, ossia una non-sinistra per definizione. Per compensare e tacitarsi il brandellino di coscienza che gli è rimasto hanno investito pesantemente sul discorso ecologico, sulla transizione verde e sull’inclusività, ma senza capirci molto, acriticamente direi, quasi dogmaticamente, perdendo allegramente il contatto con le masse popolari. Bravi, siete dei geni e pure in malafede ad occhio e croce…