Non vadi la Venezi a Venezia o altrimenti si squaglia la folla… e gli orchestrali? Stracchi stronfiano sui loro trist’istrumenti e si incazzano.
La sintesi è fatta. Non basta, è ovvio. Ci vogliono alcune considerazioni, poche poche… suvvia!
Fatto salvo il diritto sacrosanto a non farsi andare bene qualcosa se ciò comporta malessere; fatto salvo pure il diritto di scioperare da parte di onesti lavoratori, sia pure considerato che il movente dello sciopero sia una forte, fortissima antipatia per il nuovo capo; fatto salvo, anzi ammessa e concessa pure la personale antipatia mia per i figuri di vertice coinvolti nella sceneggiata… salvognuno insomma si proceda nella disamina!
Partiamo da lontano, ma con la promessa di tornare, gli sproni battuti a caval d’un fulmine.
La nostra Repubblica è nata dal compromesso fra le forze facenti capo alla sinistra marxista, quelle di confessione cattolica ed uno sparutello gruppetto d’ispirazione liberale, esclusi ed emarginati i simpatizzanti del fascismo, con qualche ragione peraltro. Terminata la sfinente tregenda del secondo conflitto mondiale le forze summenzionate si misero d’accordo per redistribuire tra loro i poteri ed in codesta distribuzione ai social-communisti si largheggiò nel concedere e costoro largheggiarono nel prendersi una forte ipoteca sulla cultura, su una bella fetta di cultura. Questo vizio di nascita manifesta le sue conseguenze fino alla Venezi alle porte di Venezia. Sto generalizzando ovviamente, ma con qualche pretesa di coerente serietà.
Senza questa considerazione come potreste capire a fondo ciò che sta succedendo sulla laguna? Come potreste capire l’animus delle maestranze che sentono feriti i loro diritti abitudinari riguardo il pastore e i cani? Parimenti come potreste capire l’animus di questi autentici parvenu politici che dirigono la baracca nazionale nel frangente storico e memori delle percepite discriminazioni dei decenni passati urlano a squarciagola: “adesso è il nostro turno e facciamo quello che ci pare, nominiamo quelli che ci paiono, dove ci pare, quando ci pare! E basta!!”
Come al solito in una commedia nessuno ha ragione, tutti hanno torto, e le risate scrosciano sulle spalle degli sciocchi. Io me la rido forte di sicuro, ma con lacrime di dolore sul ciglio degli occhi, pronte a scendere disperate.
Che commedia banale, dozzinale, parlamentare, ministeriale, teatrale, orchestrale, magistrale e direttoriale! Che schifo! Come male, malissimo, pessimo, pessimissimo vien gestita questa stanca benedetta cultura! Povera vecchina, così bisognosa di cure ed attenzioni. Meschina lei! Abbandonata ad arcigni parenti che non amandola, non comprendendola, la sbattono or qua ora là, senza rispetto.
D’altronde a cosa serve tenere in piedi le cosiddette istituzioni di alta cultura? Ad accontentare un piccolo scelto pubblico di vecchi boriosi e rincoglioniti e a manovrare fondi, possibilità e consenso, potere spicciolo in una parola. Alla faccia della Cultura!!!